Paolo Borraccetti

Sono un regista e sceneggiatore (sia doc che finzione), con esperienze anche come produttore. Padovano di nascita con studi universitari a Bologna, gli esordi professionali in tv a Milano, prima di sette anni negli Stati Uniti (per un master in regia e poi come regista e produttore). Da una decina d’anni vivo a Roma. All’attività professionale come regista e sceneggiatore, alterno da una decina d’anni anche quella di docente in realtà universitarie e non, una posizione che mi permette di avere un osservatorio interessante sulle generazioni future di autori e autrici.

 

Le diverse esperienze maturate mi hanno portato ad osservare la complessità del nostro lavoro, sia artistica che produttiva. Molte sono le attività e le battaglie da portare avanti, seguendo l’eccellente lavoro dei direttivi precedenti: il contratto collettivo in primis, la legge cinema, la tutela delle condizioni di lavoro dei professionisti dell’audiovisivo in generale.

Personalmente, credo molto nel valore di un’associazione come i 100autori come comunità di riferimento, luogo di tutela delle nostre professioni, ma anche come ambiente culturale dove confrontarsi e crescere. Sono convinto che ri-affermare la centralità dell’audiovisivo nel dibattito culturale italiano sia fondamentale, ma per farlo è necessario invertire la tendenza sulla narrazione di noi e del nostro lavoro. Ho sempre trovato curioso come persone che di mestiere raccontano storie, non riescano a controllare la narrazione sul proprio lavoro!

Spesso chi fa cinema e televisione non viene percepito come un lavoratore, a maggior ragione in Italia subiamo una reputazione spesso approssimativa e ingiusta, ma sulla quale dobbiamo anche interrogarci per capirne le ragioni profonde. Ritengo che invertire questa tendenza sia una priorità nell’agenda della nostra associazione, e per questo ho deciso di mettermi a disposizione per lavorare anche in questa direzione.

 

Mi candido nella categoria documentari perché è il contesto in cui sono stato più attivo come regista e autore negli ultimi anni.

Molti di noi vivono comprensibilmente con paura e difficoltà il momento attuale. In un’epoca caratterizzata dalla sfida e dall’invadenza dell’intelligenza artificiale nel nostro settore, il documentario può diventare uno spazio libero e cruciale per esplorare e sviluppare storie dove la centralità di autori/autrici resta fondamentale e insostituibile.

Il nostro lavoro ci insegna che le situazioni non sono mai definitive, c’è sempre una strada da esplorare per rilanciare e migliorare le cose. Questo passa attraverso l’unità tra noi autori e autrici, ma anche attraverso il rinnovo del dialogo con altre realtà nel panorama italiano, come Doc/It e le associazioni dei produttori audiovisivi in generale.

Per ri-afffermare e valorizzare il ruolo e la legittimazione del lavoro sul documentario nel panorama audiovisivo e culturale italiano, è necessario rinnovare i metodi per finanziare, sostenere e tutelare – in forme e modi diversi – tutte le tipologie di documentario pensati per tutte le forme di distribuzione, dalla televisione alla sala fino alla piattaforma. Non solo va sostenuta l’azione sul contratto collettivo, ma vanno anche ridefiniti i canali di dialogo e aperta una discussione sulle agende editoriali con tutti i broadcasters (in primis ma non solo la Rai), le piattaforme e i fondi istituzionali. Lo scopo è quello di creare maggiori spazi di libertà creativa nei generi e migliori fonti di finanziamento specifiche per il documentario, sostenendone lo sviluppo e di conseguenza l’autorialità.

 

Spero di poter approfondire tutto questo insieme a voi. Grazie dell’attenzione e buon voto!

Paolo Borraccetti

 

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