Care socie, cari soci,
La difficoltà e l’incertezza che hanno accompagnato il percorso di modifiche ai meccanismi di finanziamento pubblico al cinema e all’audiovisivo nel corso dell’ultimo anno, bloccando di fatto e per lunghi tratti il lavoro di tanti, ha ricordato a tutti quanto sia necessario ed urgente stabilire regole certe e condivise atte garantire la stabilità e lo sviluppo del nostro settore, ed in particolare la difesa degli interessi della nostra categoria al suo interno.
La scelta personale di ricandidarmi a dare il mio contributo per un nuovo mandato nasce dalla convinzione che, dopo un lungo periodo che ci ha visti impegnati a cercare di contrastare i molti attacchi portati contro il nostro settore – arrivando a vere e proprie campagne denigratorie nei confronti della categoria delle autrici ed autori – sia giunto il momento di costruire.
Il lavoro che si prospetta alla nostra associazione nel prossimo futuro verterà, su tre grandi temi, profondamente interconnessi tra loro:
- Sindacale dove il lavoro dovrà ovviamente essere focalizzato in primis sui percorsi già avviati dal Direttivo uscente sulla creazione di Contratti Collettivi di Lavoro per Sceneggiatura e Regia, nonché sulla negoziazione dei meccanismi applicativi della Direttiva Diritto d’Autore, che stabilisce ormai da anni l’obbligo per le produzioni di garantire ad autrici ed autori una adeguata remunerazione tanto a valere sulla ricchezza prodotta dalle nostre opere in fase di realizzazione, quanto e soprattutto in termini di compartecipazione al successo che tali opere otterranno sul mercato. Un obbligo sinora mai ottemperato per mancanza di regole sulle sue modalità di applicazione.
Ma oltre ai tavoli già avviati, è evidente a tutti l’urgenza che ne vengano aperti di nuovi, capaci di affrontare i molti aspetti delle nostre professioni che necessitano di essere regolamentati attraverso la forza di una azione collettiva: dalla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, ai rapporti con gli streamers, all’osservatorio sulla parità di genere, fino alle questioni di welfare, dove andrà ripreso un lavoro, in parte avviato da Direttivi precedenti, di confronto con le istituzioni su disoccupazione e pensioni, il cui obiettivo di lungo termine è la lotta per una legge sulla tutela dell’intermittenza.
- Sistemico in cui si dovrà continuare ad affrontare tutti i temi legati alla regolazione del comparto (Tax Credit, Tusma, Selettivi, Commissioni…) ma passando da una fase reattiva, e in larga parte difensiva, che ha caratterizzato per forza di cose la nostra azione in questo ultimo anno, ad una invece pienamente proattiva, il cui fine ultimo sia la creazione di un organismo indipendente di governo del finanziamento pubblico a cinema e audiovisivo. Un organismo finalmente libero dalle ingerenze (e incertezze) della politica, e profondamente partecipato da tutte le categorie che compongono il nostro settore, sul modello delle realtà che hanno dato prova di funzionare così bene in altri paesi, all’interno di una legge di riordino capace di affrontare attraverso la concertazione fra le suddette categorie i molti aspetti che contribuiscono a rendere un sistema sano e vitale, dagli obblighi di investimento e programmazione degli streamers, alla difesa delle sale, dalla promozione di meccanismi produttivi equi e sostenibili, alla tutela della libertà di espressione, e del diritto degli spettatori di fruire di una narrazione del mondo il più possibile plurale e variegata.
- Culturale un aspetto che, per ovvie ragioni di tempo e di forze, con il Direttivo uscente non siamo riusciti a seguire quanto avremmo voluto, e che invece al tempo stesso sovrintende ed è alla base degli altri due, in quanto difficilmente si potranno ottenere, e soprattutto difendere, delle conquiste su qualsiasi terreno se non saremo in grado di opporre una adeguata contro-narrazione agli intensi attacchi politici e industriali che il concetto stesso di eccezione culturale sta subendo non solo in Italia, ma in Europa. Un attacco il cui primo bersaglio sono, non a caso, autrici ed autori, stretti fra una classe politica che ci addita come parassiti ideologizzati, e dei referenti editoriali che tendono a negare sistematicamente la nostra centralità nel meccanismo produttivo, gli uni e gli altri concordi nella chiara volontà di volerci subalterni e controllati.
Trovare risposte ai molti, difficilissimi, interrogativi che questi temi pongono, e porranno, comporterà ovviamente un grande lavoro di studio. E ancor più di confronto e concertazione innanzitutto con le altre associazioni di autrici ed autori, la cui unità si sta dimostrando nei fatti un elemento imprescindibile per raggiungere risultati concreti, ma anche con tutte le categorie che compongono un settore complesso e variegato come il nostro, continuando sulla strada già intrapresa in questo ultimo anno di crisi nel rivendicare con forza la capacità tecnica, industriale, e politica di chi il cinema e l’audiovisivo lo fa di produrre proposte concrete. Un percorso che affermi con sempre maggiore forza come l’azione politica delle lavoratrici e dei lavoratori del cinema e dell’audiovisivo sia ormai entrata nell’età adulta, e che non intendiamo più limitarci a protestare chiedendo ad altri di risolvere i problemi, ma ci prendiamo la responsabilità di elaborare e proporre soluzioni, mantenendo il giusto equilibrio fra gli aspetti industriali, culturali e artistici di un settore che non può essere governato da sole dinamiche economiche.
Un percorso nel quale ritengo la nostra categoria abbia il dovere, prima ancora del diritto, di giocare un ruolo centrale.
