Ho avuto la fortuna di iniziare presto a lavorare come sceneggiatore, una decina di anni fa. Nell’ultimo anno ho collaborato in varie occasioni alle iniziative degli under35, occupandomi principalmente di studiare la normativa di settore, in Italia e all’estero. Ho apprezzato molto l’attività del direttivo uscente, in particolare nel dialogo con le altre associazioni di categoria e sul contratto collettivo.
Credo che scrivere e raccontare storie sia una vocazione, un’esperienza di riscoperta di sé e del mondo. Ma prima di tutto deve essere un mestiere.
Le nostre idee sono il contributo principale al valore dell’opera audiovisiva, eppure scrivere comporta ancora gavette lunghe e retribuzioni scarse, con pochissime garanzie. Ad oggi, essere autrici o autori è un privilegio. C’è chi lascia perdere, e anche chi va avanti spesso non può dedicare il giusto tempo allo sviluppo di un’idea, perché viene pagata troppo poco. E questi ostacoli significano meno varietà, meno professionalità, meno eccellenza, meno pubblico.
Alcune tematiche a cui tengo particolarmente sono: i fondi pubblici per la scrittura, il tax credit sviluppo, il dialogo con le produzioni indipendenti (che spesso lavorano per vocazione, ma non possono scaricare su di noi il rischio d’impresa), i minimi tariffari, la lotta allo sfruttamento dentro ai nostri stessi gruppi di lavoro, e infine la regolamentazione dell’intelligenza artificiale (che, nel bene e nel male, è qui per restare). Ciò detto, credo molto nel pluralismo. Se eletto mi impegno a portare un punto di vista diretto, fattivo, e sempre aperto ad ascoltare tutte le voci che compongono 100autori.
