Navigare in una storia. Lezioni libere di scrittura in mare.

Segnaliamo un’iniziativa di Umberto Contarello

Io  da sempre  amo andare in barca e amo inventare storie. Fin da ragazzo, coni miei  amici, ho navigato lungo la costa dalmata, fino alle ioniche. Per noi navigare era imparare ad andare in barca, raccontarci storie passate e viaggi mai fatti, cucinare, nuotare, rimanere nelle cuccette della gioventù, affrontare la paura di una notte di bora.

Da sempre immaginare, raccontare, scrivere una storia perché diventi un film è il mio mestiere, che ha occupato e occupa l’intero mio tempo. Si chiama ossessione.

Da tempo rifiuto di “insegnare” o di raccontare cos’è per me scrivere un film, in un master che mi offrono,  perché sentivo che spiegavo  quello che nella pratica non facevo.

Recentemente, proprio in barca mi è successa una cosa che chiamano epifania. Il timone che avevo tra le mani  mi è apparso come il timone di una storia.  E in successione ogni cosa del veleggiare trovava una perfetta analogia, finalmente, con quello che faccio quando immagino e sviluppo una storia per un film. Dal vento, alla regolazione delle vele, alla chiglia, alla rotta, al passo della barca sull’onda. Navigare mi è apparso esattamente come navigare in un storia.

Ho pensato: ecco, finalmente posso spiegare cosa faccio quando lavoro, cosa sia il mio lavoro, ma posso farlo solo in barca. Subito mi è venuto un mente un film che amo. Master and Commander, di Peter Weir. A bordo di quel veliero si veleggia, si combatte, si suona, si mangia, si beve, si combatte e si scoprono nuove terre, si studiano insetti, ci si smarrisce e si trova una possibile nuova meta. Si sbaglia  si sbaglia e si ripara. Tutto quello che faccio io quando “navigo in una storia”. Non la costruisco, non la edifico, ma ci navigo dentro.

Mi sono detto, adesso puoi raccontare cosa faccio quando scrivo: navigo.

Ho pensato che volevo dargli un ordine, condividere questa inaspettata possibilità ma lo potevo fare solo in barca. L’ho subito immaginata: oceanica, complessa e semplice, veloce e spartana, con un capitano che  la governi  come navigavo io in gioventù,  perché ho pensato che  ogni storia e’ una barca di nostalgia.

Ho felicemente e velocemente trovato la barca e le persone con cui andare navigare per condividere questa idea: “navigare in mare è come navigare in una storia”. . E’ il Moana60 Spirit of Community APS , una leggendaria barca oceanica, di 60 piedi, che si è mangiata l’oceano un paio di volte, gestita comandata  dal capitano  Nicola Pino,  perchè si chiama capitano e non skipper, e gestita dalla sua comunità..  Si navigherà in mare e in una storia dal 14 al 28 Luglio, bordeggiano lungo l’arcipelago ionico, con base Zante.  E per ogni cosa informazione  ci si può rivolgere  all’associazione. Moana60 Spirit of Community APS ,che essendo una ong, pratica una politica di prezzi molto contenuti.

Ecco  l’idea che ho sviluppato  con Nicola Pino e il Moana.

A bordo  posso spiegare a me e ai compagni di mare, cosa sia per me la chiglia di una storia, il timone di una storia, la sua rotta, cosa sia raccontare contro il vento o con il vento favorevole. Posso spiegare che  il “perfetto passo di una barca sull’onda” sia  all’equilibrio di una storia, come  sentire la barca sotto i piedi la prima volta è  sentire la verità della storia che ho confusamente in mente. Passo dopo passo, bordo dopo bordo. Lo chiamano master di scrittura creativa, una cosa che non mi piace, ma mi piace perché in  Master and Commander, visione obbligatoria per prepararsi all’imbarco, c’è tutto quello che serve a raccontare.  Questo dunque mi offro di fare a bordo del Moana 60. Trasfigurare la navigazione nelle scrittura e viceversa, fino a confonderle. Anche la  meta della navigazione è sempre un desiderio nebbioso  all’inizio, come lo è il finale di una storia, perché mete e finali reali, sono nascosti in un gavone mai aperto come Gordon Pym, che trovi quando cerchi un’ancorotto  e trovi un finale.

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