Marco Colombo

“Emergente” è una bella parola. Fa pensare a qualcosa che sboccia, che non ha ancora forma né limiti. Dà speranza, futuro. È un’idea. Questo, però, se lo si osserva dall’alto. Perché cambiando prospettiva assume un altro significato. Quello dell’apnea, del momento in cui si mulinano le braccia. Di quando ti chiedi se hai abbastanza fiato per arrivare a respirare o se affogherai provando.

È un passaggio obbligato. Soprattutto nel nostro campo. È la condizione di chi supera selezioni nelle accademie, vince concorsi, scrive cortometraggi, fa da Junior nelle Writers Room. Ma pure quella di chi si vede comprare una serie per quattro spicci, incrocia le dita affinché il primo progetto vada in porto, si sente ripetere che è giovane quasi fosse una colpa. Di chi lavora ma non viene fatto firmare. A volte dalla nostra stessa categoria.

Nell’ultimo anno e mezzo sono stato rappresentante degli Sceneggiatori Under 35 per 100 Autori. Insieme a colleghe e colleghi di ANAC e WGI abbiamo dato vita a un gruppo interassociativo che, mi sento di dire, ha fatto molto. Non per merito mio, ma collettivo. E proprio di questo gruppo penso di poter portare il punto di vista in un direttivo.

Credo che un’associazione sia importante per offrire un sapere condiviso. Per difendersi rivendicando tanto i diritti artistici quanto quelli del lavoro inteso come impiego. Un antidoto alla colpevole pigrizia che troppo spesso abbiamo verso gli aspetti più pragmatici del cinema e della tv.

Tante volte ho sentito ripetere che una categoria è forte quanto forte è il suo anello più debole. E questa sentenza si concludeva sempre guardando agli emergenti. Ecco, io non credo che il nostro sia l’anello più debole, piuttosto quello più esposto. E quindi più coriaceo. Quello con più domande, più rabbia, ma pure più speranze.  Perciò mi metto a disposizione di 100 Autori, per portare questa voce e dare una mano.

 

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