Anne-Riitta Ciccone

Sono tra i soci fondatori di 100autori nel lontano 2009, dopo essere stata una delle prime a entrare nel movimento dei 100autori nel 2007,  ho fatto parte dei primi due direttivi, quindi sono stata nel direttivo per quattro anni e mi sono sempre impegnata a lavorare per questa Associazione e per gli scopi collettivi che tutti noi vi leghiamo.

Il mio ultimo film da Regista è uscito l’anno scorso e quindi è anche un ottimo momento per me per rendermi disponibile all’attività al 1000% per dare un ulteriore contributo dall’interno, perché l’impegno nel direttivo di un’associazione come la nostra, soprattutto in un momento storico come questo, che sia chiaro, richiede il 1000% delle proprie attenzioni ed è ingenuo pensare che possa essere il contrario.

Sono consapevole, ed è stata la natura della mia collaborazione e presenza nei due direttivi di cui ho fatto parte, che in un’associazione di categoria che cerca di ristabilire diritti e meritocrazia, regole più eque e più funzionali per l’industria di cui facciamo parte, bisogna essere capaci di mettere da parte il proprio ego e i propri interessi personali, ma bisogna essere disposti soprattutto a dedicare veramente tanto tempo ed energie.

Ancor di più sono molto consapevole che non ci si fanno amici ma, casomai, se si è lavorato bene, una delle prove è che, personalmente, ci si fanno nemici o comunque, alle figure istituzionali, un po’ si sta sulle gonadi.

Quando ci si dà disponibili con una candidatura, ho valutato e invito a valutare bene l’esperienza, il know how ma anche e soprattutto la capacità di sacrificare tanto tempo, vivere momenti difficili, particolarmente in questo momento e considerati gli ottimi progressi fatti dal direttivo uscente, di cui credo che diverse persone vadano assolutamente confermate per una questione di continuità, ci sono infatti questioni in ballo in cui credo che il tempo di “passaggio di consegne”, data l’urgenza e gravità delle questioni,  sia un tempo perso che non possiamo permetterci, se non si è stati presenti a quei tavoli e seguito quelle faccende in prima persona negli ultimi anni.  Considero anche il principio di realtà per cui in certi rapporti, soprattutto istituzionali, ci sono persone che hanno ottenuto una fiducia che è fondamentale conservare per il bene collettivo e che quindi devono assolutamente “rimanere”.

Quindi ho fatto tutte queste valutazioni prima di candidarmi, analizzato quali sono le mie zone di expertise e il ruolo in cui posso essere nuovamente utile, nel mio campo,  ho valutato su quali questioni ho agito e sono informata con continuità e posso quindi essere utile lavorando dall’interno del direttivo.

Dunque, premesso tutto questo, per quanto concerne le mie intenzioni, se verrò eletta, nel mio ruolo proseguirò il lavoro e mi sporcherò le mani, intorno alle mie “solite ossessioni”, che ruotano intorno alla questione dell’equità nell’accesso, continuerò a lavorare più possibile per individuare regole scritte e non scritte basate sulla meritocrazia.

Dal 2007, sia dentro il direttivo che fuori, mi sono concentrata a studiare e cercare di capire come perfezionare al meglio una Legge Cinema che consideri e stabilisca sempre più chiaramente e sempre più  a prova di furbetto la distinzione tra  prodotti audiovisivi con destinazione più commerciale, di intrattenimento,  e un Cinema veramente indipendente, produzioni veramente indipendenti,  accertarci che si crei lo spazio necessario al Cinema sperimentale e ai nuovi linguaggi.

Ho sempre insistito sulla necessità di stabilire un doppio binario nella considerazione di prodotti audiovisivi che hanno uno scopo totalmente diverso tra di loro e che non possono essere equiparati, soprattutto nella fase dei finanziamenti e della valutazione, ma anche in quella della destinazione d’uso, Festival e premi.

E ho diverse idee in merito.

A questo proposito, c’è anche un’altra questione su cui secondo me bisogna tornare a lavorare un po’ più intensamente e fuor di ipocrisia – parlando del  pluralismo delle voci, nuovi linguaggi, cinema indipendente – ed è  un’altra faccenda che purtroppo in Italia è diventata pappatoia per furbetti,  e riguarda gli esordi, le opere prime e seconde, questione complessa su cui qui non posso dilungarmi ma cui desidero spendermi anche esponendomi in prima persona.

Avendo un’età ed essendo al quinto film posso fare da scudo senza tema di espormi su una questione per la quale non possa sembrare che io tiri l’acqua al mio mulino. C’è molto da lavorare anche su certe ipocrisie e Far West sulle spalle di chi deve esordire e i più giovani non vanno lasciati da soli a farsi nemici.

Naturalmente mi è a cuore, e ho seguito negli anni tutto ciò che riguarda le pari opportunità, ho seguito io per conto di 100autori per due anni l’attività inter-associativa legata al progetto DEA, donne nell’audiovisivo, con il CNR che ha portato a un’eccellente analisi statistica europea e, sia da dentro il direttivo che fuori, sono tutte questioni in cui continuerò comunque a dare il 1000%,  come sempre.

Un’ultimissima cosa:  dopo il gemellaggio con WGI negli anni scorsi, quest’anno ci siamo gemellati con AIR3, associazione di registi con sede a Milano, credo di essere una delle prime ad aver fatto il doppio tesseramento e sto su un paio di tavoli di lavoro: AIR3 sta portando istanze e questioni legate alle priorità dell’audiovisivo con un punto di vista importante per tutte e tutti noi. Dunque invito noi “100autori di sempre” al doppio tesseramento per dare sempre più corpo a questo “incontro”.

Grazie

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