Intransigente, profondo, unico Daniele Segre

I 100autori salutano Daniele Segre con le parole del suo collega e amico Gianfranco Pannone

Caro Daniele,

non basta un semplice e affettuoso saluto per cavarsela con questo commiato. La verità è che con te se ne va uno degli ultimi grandi indipendenti del nostro cinema. Indipendente dalle ingannevoli sirene del successo; indipendente da fronzoli e  fuochi fatui che troppo spesso istupidiscono il cinema.
Hai vissuto il tuo essere regista fuori da Roma, in modo appartato, mai però timido, esprimendo tutto te stesso con un’idea di cinema che dire attraversata da un forte impeto sociale è poco. Il tuo è piuttosto un cinema volutamente povero, per molti versi giansenista, politico nel senso più nobile del termine, e sempre attento ai cosiddetti ultimi, cominciando dai tuoi inizi, oltre certa sterile militanza ideologica degli anni della Contestazione. Un cinema (documentario ma non solo) che tra l’altro ha rilanciato già dalla fine degli anni 70 la parola autore, e che i più oggi chiamano “cinema del reale”, ora finalmente sdoganato da lacci e lacciuoli che lo pretendevano indigesto al grande pubblico. Anni, quelli, in cui il documentario era considerato quasi un ripiego rispetto al Cinema con la c maiuscola, o veniva proposto e accettato perlopiù in forma di reportage, o ancora, legato mani e piedi al cortometraggio, trampolino di lancio per il Cinema, quello ritenuto vero. E per fortuna, insieme a pochi altri, sei arrivato tu con le prime opere poetiche e corrosive al tempo stesso, basti per tutte quel cazzotto allo stomaco che è “Vite di ballatoio”. Sei andato avanti con spirito libero e creativo e questo molti di noi, anche quelli che sono stati più critici verso certo tuo ostinato rigore, te lo riconoscono già da anni. Come insegnante di cinema, prima con la scuola torinese I cammelli, poi al Csc di Roma e dell’Abruzzo, non pochi ti hanno rimproverato di essere stato troppo severo con i tuoi allievi, ma tanti di loro oggi ti devono qualcosa e anche più; come noi tutti, del resto, assai preoccupati per certe dinamiche che rischiano di portare, fatte salve poche eccezioni, il cinema verso forme estetiche e narrative sempre più consuete, oltre che a rimanere incastrato nelle maglie di un’idea solo mercantile del fare.
Caro Daniele, fuor di retorica, sei stato tra quelli che ci ha insegnato che pensare il cinema in piccolo non significa affatto fare un piccolo cinema; e, non ultima, una cosa importante: esiste un pubblico che certo merita di più del solo intrattenimento.
Non lo dimenticheremo.

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