C’eravamo ormai convinti che Frederick Wiseman padre del Cinema diretto, fosse immortale.
Un autentico documentarista, forse il più grande di tutti, viventi e non, ancora poco conosciuto in Italia, persino nell’ambiente cinematografico. Pochi, temo, hanno visto i tanti film, da “Titicut folies” a “Basic training”, da “Welfare” a “Central Park”…, che ha realizzato lungo 60 anni.
Con Marco Bertozzi fummo tra i primi a portare i suoi documentari, che ne facevano un vero e proprio entomologo della realtà, nelle aule del Dams di Roma, dove, si era agli inizi del 2000, insegnavamo entrambi. E gli studenti rimanevano colpiti dal rigore con cui lui si avvicinava a qualsiasi microcosmo provasse a restituire, ma ancor più da una capacità tutta sua di entrare nelle istituzioni americane più disparate cogliendone le contraddizioni senza mai calcare la mano, con sguardo profondamente laico; e ponendosi sempre ad altezza d’uomo di fronte ai suoi testimoni, in prevalenza gli ultimi, quelli che ogni giorno combattono per sopravvivere.
Il suo è stato, è veramente uno sguardo in ascolto, perché il nostro si è incaricato di fare anche da fonico di presa diretta dei suoi film; che, essendo perlopiù corali, necessitano a suo dire di uno sguardo a 360 gradi che solo captando i suoni e le voci della vita quotidiana sentiva di comprendere.
Tanti di noi devono veramente molto alla sua lezione.
Wiseman, che nei suoi film, girati con la camera a spalla e senza musica di accompagnamento, era profondamente politico senza pretendere di dimostrarlo, ha rappresentato indubbiamente un’altra America possibile, assai distante da quella tossica di oggi.
